venerdì 10 novembre 2017

Alla ricerca di un senso

Lo studio spesso riesce anche ad appassionare ed anche una fredda ma ferma analisi di dati può smuovere gli animi. Valutiamo insieme un nuovo SONDAGGIO SUL SESSO (fatto su Linkedin): Il campione è femminile, la maggioranza (51,06%) ha dichiarato di avere dai 35 ai 45 anni, il 2,13% meno di 25, il 14,89% tra i 25 ed i 35 anni. Dai 45 ai 55 il 29,79% e il 2,13% oltre i 55 anni.
E' stato domandato a questo campione, non selezionato ma volontario, il loro stato sentimentale: il 21,74 si è dichiarata LIBERA, il 60,87% IMPEGNATA e, il 17,39% SEPARATA/DIVORZIATA.

Queste gentili signore sulla prima domanda, Quanto piace il sesso, in maggioranza (67,39%) hanno risposto MOLTO. Il 21,74%: ABBASTANZA. Solo il 10,87% ha dichiarato di apprezzare POCO il sesso.

Il secondo quesito sulla Pratica dell'autoerotismo, ha trovato consenso per l'81,82% (OGNI TANTO il 54,55% e SPESSO il 27,27%), mentre il 18,18% risponde NO.

Sono soddisfatta del mio corpo. Domanda delicata alla quale molte donne rispondono NO solo l'8,70%, ABBASTANZA il 67,39% e MOLTO il 23,91%.
Quanto pensano al sesso? Nessuna ha risposto MAI. Il 15,22% POCO, ABBASTANZA il 43,48%, SPESSO il 28%,26 e MOLTO il 13,04.

Le donne hanno fantasie inconfessabili? Assolutamente SI per il 39,13% e FORSE il 39,13% a parimerito. Non si può dire che mentano o dichiarino invece la verità, il 21,74% che ha risposto NO.

Sulle fantasie erotiche femminili, il primo dato che appare singolare è che nessuna (0%) ha dichiarato di volere fare sesso con più uomini giovani, e non raccoglie nessuna fantasia (0%) il sesso virtuale in web cam. 
SESSO CON PIU' UOMINI CONTEMPORANEAMENTE e FARE SESSO CON DONNE raggiungono esattamente la stessa percentuale del 15,79%. Il 7,89% farebbe SESSO CON UOMINI PIU' ANZIANI. 
Persone portate al SESSO IN LUOGO PUBBLICO sono il 2,63%. Donne che desiderano fare SESSO IN MODO DOMINANTE sono il 10,53%. La fantasia di fare SESSO CON UNO SCONOSCIUTO raggiunge il 13,16%. Infine il 5,26 delle donne fantastica sul SESSO DI GRUPPO, il 7,89% SESSO ESTREMO ed ESSERE RIPRESA DA UNA VIDEO CAMERA dal proprio partner il 7,89%.

TRADIMENTO, SI per il 50% che ha avuto una relazione clandestina mentre avevano un partner stabile. Con chi hanno tradito? Le opzioni proposte erano tre: SCONOSCIUTO, AMICO e COMPAGNO DI ALTRA DONNA: rispettivamente hanno risposto al sondaggio il 22,73%, il 45,45% e il 31,82. Lo sconosciuto acchiappa la metà rispetto all'amico.


Conclusione ed incroci vari: Cade il mito del SESSO IN SPIAGGIA. Solo il 15% degli italiani dichiara di aver fatto sesso in spiaggia contro il 29% dei brasiliani e il 27% degli americani. La media mondiale è del 20%, siamo sotto media, non si può dire che sia il declino della passione latina forse un segno di invecchiamento, ma comunque è meglio essere fieri di questo dato piuttosto che del 50% di cornuti? La risposta è complicata perchè su questo argomento si ritiene che siano preferibili il 50% di amiche generose che il 50% di rigide ed inflessibili lavoratrici, sottolineando che di norma una persona ha più amiche/i che compagne/i, ma a questo punto siamo nell'ambito delle opinioni che sono belle perchè varie ed articolate.  










domenica 5 novembre 2017

Il vuoto perfetto

"Il re rimase stupito alla vista della figura. Camminava rapidamente, muovendo su e giù la testa, e chiunque avrebbe potuto scambiarlo per un essere umano vivo..." Una cosa inanimata che si muove per conto proprio è autómaton, dicevano i Greci. Se poi quella creatura possiede un apparato meccanico dotato di facoltà che appartengono all'uomo, se cioè emula l'uomo nei caratteri della sua vita inimitabile, il nome di automa le spetta a pieno diritto. Il primo automa che fantasia ricordi è femmina: quella Pandora realizzata con la creta da Efesto molto prima che iniziasse la storia degli uomini. Di professione fabbro, Efesto aveva forgiato tripodi semoventi per convegni divini, statue d'oro animate che lo servivano come schiave e perfino un colosso di metallo di nome Talos posto di guardia all'isola di Creta, creatura a mezza strada tra l'organico e il metallico, con un corpo di bronzo attraversato in una gamba da una vena sanguigna e in quel punto soltanto vulnerabile. Se Pandora, in quanto femmina ottenuta dalla creta, è un ginoide pseudo-meccanico, tutto il mondo antico conta automi favolosi. Ovvio che ad un certo punto ci fosse qualcuno che ne costruisse dei veri. Come Archita di Taranto, matematico del IV secolo a.C. che per primo creò automi reali: una colomba automatica e un cervo volante. Il mago Virgilio presente negli Otia imperialia di Gervasio di Tilbury (1213). Vescovo di Napoli, aveva costruito una mosca meccanica che per molti anni tenne lontane dalla città le mosche vere. Poiché questo Virgilio non sembra essere mai esistito, la sua mosca è una vera fantasia meccanica. Come la farfalla che Nathanaël Hawthorne colloca nel racconto L'artista del bello (1844): vi si narra la storia di un orologiaio che, alla ricerca dell'assoluto, giunge a isolare la bellezza in una sensibile farfalla meccanica, creatura che scolorisce di fronte al dubbio. 
I costruttori di automi hanno pensato di far giocare a scacchi le loro macchine, di farle suonare, scrivere, disegnare, ammiccare, ma mai di farle parlare. L'ispirazione giunge all'inventore dopo molti anni di meditazione, e proprio da uno dei famosi automi di Vaucanson: l'anatra che mangia, fa quaqua, digerisce ed espelle quel che ha mangiato. Ecco: dal deretano dell'anatra giunge all'inventore – in una simbiosi di meccanica e anatomia – l'idea delle labbra che parlano.Vestito con un abito ornato di perline, il turco troneggia su una pedana: sguardo torvo, raggianti occhi di vetro, baffetti di seta. L'automa è composto da 2199 pezzi di cui 1789 servono per farlo parlare. Quando il meccanismo è azionato si sentono dapprima dei rintocchi, seguiti da un stridore di ingranaggi. Il turco si muove, batte i piedi, alza una spalla, gira la testa, solleva le sopracciglia, gonfia il petto come per respirare. L'inventore preme un pedale e libera aria che, tramite alimentatori e mantici, risale verso un somiere. Le labbra d'argento si schiudono mostrando una lingua di metallo, e con una lentezza esasperante la voce tanto attesa, leggermente distorta, scandisce quattro sillabe: «Viva il Re!». 
L’attrattiva per l’ideazione di congegni capaci di muoversi come se dotati di vita si muove dai fratelli Banū Mūsā e al-Jazari della civiltà araba, Leonardo da Vinci e gli artigiani di Norimberga nel Rinascimento, fino alle anatomies mouvantes di Jacques de Vaucanson e agli automi di Pierre Jaquet-Droz e di Henri Maillardet. Da un’indeterminata età delle macchine, solenni e scultorei nella loro immutabilità imperitura, emergono i miraggi meccanici di Kazuhiko Nakamura. Le figure femminili di Nakamura, per quanto a prima vista letali, serbano difatti l’aura di ieraticità nostalgica ma imperturbabile delle bambole meccaniche presenti nelle trasposizioni artistiche, ad esempio, della figura dell’Olympia di E.T.A. Hoffman, della Coppélia, balletto pantomimico, della Danza delle Bambole Meccaniche dello Schiaccianoci di Pëtr Čajkovskij, fino allo struggente ballo di Casanova con una bambola meccanica sull’acqua ghiacciata del Canal Grande nell’omonimo film di Federico Fellini.

domenica 29 ottobre 2017

Si dispensa dalle visite




Il cordoglio (dal latino cor-dolium - doglia che ferisce il cuore) è il processo di reazioni o il travaglio interiore sperimentato da chi vive una perdita. Elemento centrale del cordoglio nelle società popolari è il pianto e il lamento funebre rituale, le cui tracce si perdono nella notte dei tempi Una volta diffuso più o meno in tutti i paesi d'Europa e del Mediterraneo, oggi è decisamente decaduto ed è confinato, in Italia, a rarissime aree interne della Basilicata (le "Prefiche lucane"), della Puglia, della Calabria, della Sardegna e nel centro-Nord, con modalità abbastanza diverse e non tutte con l'accezione arcaica del termine.
Già nell'antica Grecia si ricorre, per i funerali, alle donne specializzate nel piangere che esaltano, a chiome sciolte, i meriti del defunto: un rituale che svolgono con voce malinconica, spesso tirandosi via dalla capigliatura copiose ciocche. L'uso è citato da Omero nell'Iliade quando narra dei singhiozzi di Briseide sull'ucciso Patroclo, oppure quando descrive l'atroce spettacolo del cocchio di Achille che trascina il corpo di Ettore.
Anche nella Roma classica, le lamentatrici, chiamate Prefiche, hanno una parte importante nel corteo funebre, dove seguono i portatori di fiaccole levando altissime grida di dolore alternate alle lodi del defunto (Neniae o Mortualia). Risale proprio a questa civiltà il nome dato a queste lamentatrici.
Infatti, il termine "prefica" deriva dal latino praeficere, ovvero stare a capo, guidare. In questo caso, guidare il pianto: tanto che lo storico latino Festo, le definisce «donne chiamate a lamentare il morto che danno alle altre il ritmo del pianto». L'uso delle lamentatrici e del lamento funebre fu proibito, nei suoi eccessi, a Roma dalla legge delle XII tavole.

La lamentazione, la gestualità, proprio perché fatta da professioniste del pianto, sembrerebbe nascondere, più che un vero e proprio dolore verso il defunto, un'operazione apotropaica di allontanamento della morte.
Anche il rito di chiudere gli occhi al cadavere, legato certamente alla pietà verso il defunto, ha soprattutto - si crede - la funzione latente di difendersi dalla sua pericolosità oggettiva, poiché gli occhi aperti potrebbero contagiare e attrarre alla morte i superstiti.

Molti sono i riti funebri che l'antropologia ha studiato e spiegato. Essi vanno dalla vestizione del morto, al già riferito pianto rituale; dalla morte reale alla morte metaforica (con la sospensione della vita domestica, la trasformazione dell'abitazione del defunto in funzione del morto durante i giorni della veglia funebre, il lutto dei parenti superstiti); dalla veglia funebre, intesa come dimensione privata del lutto, ai funerali, interpretati come dimensione pubblica del lutto. Rituali, questi, che servono principalmente per favorire il passaggio della persona estinta da defunto a morto, ossia dallo status negativo di corpo senza viva che può contagiare, a quello positivo di antenato che vigila sulla famiglia. Relegati i funerali in forma privata, nel chiuso dei cimiteri, dimenticato spesso il cordoglio pubblico (nei manifesti funebri di frequente si legge: "si dispensa dalle visite"), la morte assume, nel mondo contemporaneo i tratti di un evento indifferibilmente presente, ma accuratamente negato, rimosso o, ancor più gravemente, travestito da un incomprensibile e impietosa quotidianità.
Ecco, allora, che quel sentimento di familiarità con la morte si affievolisce sempre di più. La ritualità e il culto che ne contraddistinguono il sentimento, scompaiono. La morte diventa, nella società globalizzata, un tabù e al morente è negata finanche la verità sulla sua condizione di persona che sta per abbandonare questa vita. Anche i riti funebri si svuotano della loro carica drammatica e simbolica.

Il lutto rigido è ormai considerato uno stato sproporzionato che si deve abbreviare e cancellare nel più breve tempo possibile. Dopo l'allontanamento dei morti dal luogo dei vivi (le sepolture passarono dalle chiese a luoghi specifici fuori la cinta muraria della città), imposto dalle leggi napoleoniche nel 1804, ora sembra indebolito anche il legame sociale e culturale con i defunti.

Indubbiamente la società post-moderna ha spensieratamente indebolito la propria capacità di mettere a fuoco il grande tema della morte, argomento che ha alimentato per millenni, come abbiamo studiato, lo sviluppo delle civiltà, ma rimuovendo il pensiero della morte, arrivando finanche a banalizzarla, innegabilmente svalutiamo il dono che è la vita.I funerali variano molto nel loro svolgimento, nei loro significati, nei loro simboli: in alcune società, per esempio, il simbolo del lutto è il nero, in altre il bianco ‒ per esempio nell'induismo e nel mondo islamico (Islam). I riti funebri presentano tuttavia alcuni tratti comuni. Ovunque essi riuniscono il gruppo in cui la morte ha creato un vuoto; consentono una espressione controllata del dolore; sono manifestazioni concrete delle credenze religiose di chi vi partecipa; infine essi forniscono l'occasione di ricordare il defunto e, insieme, di congedarsi da esso e dal suo corpo. In molte società esistono poi riti e forme di culto dei morti successivi al funerale. Possono essere legati alla memoria di una singola persona (come gli anniversari) o alla collettività dei defunti, come avviene nel giorno dei morti celebrato dai cristiani il 2 novembre, istituita da Cluny tra il 1024 e il 1033, punto chiave di quella nuova commemorazione liturgica dei morti.












lunedì 23 ottobre 2017

La guerra del rock


Su due modelli di chitarra si è costruita gran parte della storia del rock! Affermazione incontestabile ed assoluta. Questa nota non mira ad eleggere la migliore tra le due (cosa priva di senso), ma vuole fornire qualche indicazione riguardo sonorità e potenzialità, i modi per sfruttarle appieno e scegliere quella più adatta al chitarrista.
A giudicare dalle caratteristiche tecniche, i modelli di chitarra elettrica Gibson Les Paul e Fender Stratocaster hanno davvero poco in comune. Eppure da 50 anni a questa parte nessuna delle due è riuscita a prevalere. Attorno a questo tema si sono però schierati chitarristi eccelsi e truppe corazzate di fan pronte all'insulto verso l'avversario. Una guerra combattuta a colpi di riffs e scherno.


Sound – Il suono di una Les Paul di base è più caldo e corposo (fragrante) rispetto a quello di una Stratocaster, ma d’altra parte quest’ultima ne vanta uno più squillante e dinamico. Ad ogni modo si può riscontrare nella GLP una vocazione ad un sound più potente per via della composizione dei pick-up.


Gestione – I 24 pollici e 3/4 della scala di una GLP contro i 25 di una Strato dovrebbero conferire una migliore maneggiabilità alla prima.


Effettistica – La Les Paul si accompagna meglio ad un effetto distorto di quanto possa una Stratocaster, ma quest’ultima vanta un suono pulito più squillante della prima. Inutile dire comunque che la tecnologia oggi fa miracoli e con l’effettistica giusta si può lavorare su entrambi i modelli.


La Gibson Les Paul è un modello di chitarra elettrica progettata nel 1952 e tuttora prodotta con forma, materiali ed elettronica sostanzialmente invariati rispetto al modello originale. Si tratta di una delle chitarre più famose nella storia della musica rock, al pari della Fender Stratocaster.

Dalla sua prima comparsa nel 1952, con la Gold Top, la Les Paul ha subito continue evoluzioni tecniche,Le Les Paul Standard del 1959 rappresentano l'apogeo, con un manico leggermente più sottile e fret wide jumbo.

Usata da Slash, Martin Barre dei Jethro Tull, Billy Gibbons degli ZZ Top; Gary Rossington (Lynyrd Skynyrd); Robert Fripp, Peter Green, Mick Taylor, Brian Jones; Joe Walsh degli Eagles;Noel Gallagher degli Oasis; Tom Scholz dei Boston; Johnny Winter e Brian Robertson; Jeff Beck e Mick Ronson; Kirk Hammett; Mick Jones (Clash); Peter Frampton; Mike Oldfield; Lenny Kravitz; Peter Buck dei R.E.M.

Andate a vedere
https://www.youtube.com/watch?v=fInw28BRb_w


La Fender Stratocaster, è una chitarra elettrica solid-body (priva di cassa armonica) ideata da Leo Fender negli anni cinquanta e tuttora prodotta dalla Fender Musical Instruments Corporation. Chitarra elettrica per antonomasia, per la sua popolarità e la sua diffusione, come per l'influenza esercitata sul panorama musicale e sull'immaginario collettivo.

La usano oppure l'hanno usata: Richie Sambora, Paul Kossoff, Janick Gers, Eric Clapton, Yngwie Malmsteen, Stevie Ray Vaughan, Steve Hackett, Ritchie Blackmore, Mark Knopfler, Frank Zappa, David Gilmour, Nile Rodgers, Mike Oldfield, Rory Gallagher, Kurt Cobain, Jeff Beck, Jeff Healey, John Frusciante, The Edge, Eric Johnson, Billie Joe Armstrong e Buddy Guy.
Menzione d'onore a parte per Jimi Hendrix, avrebbe fatto suonare bene anche un manico di scopa.

Anche questi sono da vedere.
https://www.youtube.com/watch?v=z3H-yUnKCxI

https://www.youtube.com/watch?v=GxJQvOekpgA

A noi ci piace la Gibson, la buona musica ed il rock'n'roll, ma anche il progressive e non ci dispiace hard rock.